Scritto da Grandauer    Lunedì 24 Maggio 2010 18:40    PDF Stampa E-mail
Previsioni per il 2012: verso un nuovo ordine sociale (prima parte)
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Vi propongo la traduzione di un articolo di Richard K. Moore, scritto e pubblicato su Global Research il 27 Febbraio 2010. La traduzione che vi propongo in seguito è stata effettuata da Pino Cabras e pubblicata su MegaChipDue.info per poi rimbalzare in tutto il web. Questa è solo la prima parte, ne seguiranno altre 2 nelle prossime ore. Per eventuali discussioni vi rimando al forum.

 

Contesto storico – L’instaurarsi della supremazia capitalista

Quando, alla fine del '700, in Gran Bretagna iniziò la Rivoluzione Industriale, si potevano fare tanti soldi investendo nelle fabbriche, aprendo nuovi mercati e ottenendo il controllo delle fonti di materie prime. Tuttavia, la gente con più soldi da investire non stava tanto in Gran Bretagna quanto in Olanda. L’Olanda era la principale potenza occidentale nel '600 ed i suoi banchieri erano i più importanti capitalisti. Alla ricerca del guadagno, nel mercato azionario britannico fluiva il capitale olandese, e fu così che gli olandesi finanziarono l’ascesa della Gran Bretagna, che successivamente eclissò l’Olanda sia economicamente sia geopoliticamente.

 

In questo modo, l’industrializzazione britannica arrivò a essere dominata da ricchi investitori e il capitalismo divenne il sistema economico dominante. Ciò portò ad un’importante trasformazione sociale. La Gran Bretagna, fino ad allora, era stata essenzialmente una società aristocratica dominata da famiglie di proprietari terrieri. Nel momento in cui il capitalismo divenne dominante economicamente, i capitalisti divennero dominanti politicamente. Le strutture fiscali e la politica dell’import-export furono gradualmente modificate a favore degli investitori anzichè dei proprietari terrieri.

Non fu più sostenibile economicamente mantenere una tenuta in campagna: occorreva trasformarla e svilupparla per un uso più produttivo. I drammi vittoriani sono pieni di storie di famiglie aristocratiche cadute in disgrazia, costrette a vendere le loro proprietà. Per scopi drammaturgici questo declino è tipicamente attribuito al di qual fallimento di un qualche personaggio, un debole primogenito magari. Ma in verità, il declino dell’aristocrazia fu parte di una più grande trasformazione sociale provocata dall’ascesa del capitalismo.

L’occupazione del capitalista consiste nella gestione del capitale, e questa gestione è generalmente condotta attraverso la mediazione di banche e agenzie d’intermediazione. Non dovrebbe essere quindi sorprendente che le banche d’investimento siano arrivate a occupare il vertice della gerarchia della ricchezza e del potere capitalista. Infatti, vi è un pugno di famiglie di banchieri, tra le quali i Rothschild ed i Rockefeller, che sono giunti a dominare gli affari politici ed economici del mondo occidentale.

A differenza degli aristocratici, i capitalisti non sono legati a un luogo, o al mantenimento di un luogo. Il capitale è sleale e mobile: fluisce dove vi è la maggior crescita, com’è fluito dall’Olanda alla Gran Bretagna, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e, più recentemente, da ovunque alla Cina. Allo stesso modo in cui le miniere di rame possono essere sfruttate e poi abbandonate, allo stesso modo, sotto il capitalismo, un’intera nazione può essere sfruttata e poi abbandonata, come vediamo nelle zone industriali arrugginite degli Stati Uniti e della Gran Bretagna.

Questo distacco rispetto al luogo, nel capitalismo, porta ad una diversa geopolitica in rapporto all’aristocrazia. Un re va in guerra quando vede un vantaggio per la sua nazione nel farlo. Gli storici possono “spiegare” le guerre nei giorni precapitalisti con l’obiettivo di espandere monarchi e nazioni.

Un capitalista provoca una guerra al fine di fare profitti, e difatti la nostra élite di famiglie di banchieri ha finanziato entrambi i lati della maggior parte dei conflitti militari sin dalla Prima Guerra Mondiale. Da qui, la difficoltà degli storici a “spiegare” la Prima Guerra Mondiale in termini di motivazioni e obiettivi nazionali.

Ai tempi precapitalisti, la guerra era come gli scacchi, entrambi i giocatori cercavano di vincere. Sotto il capitalismo la guerra è più come un casinò, dove i giocatori si scontrano finché possono ottenere credito per più fiches e il vero vincitore alla fine risulta sempre essere il Banco: i banchieri che finanziano la guerra e decidono chi sarà l’ultimo a restare in piedi. Non solo le guerre sono le più redditizie tra tutte le imprese capitaliste ma, nello scegliere i vincitori, e nell’amministrare la ricostruzione, l’élite delle famiglie di banchieri, alla lunga, riesce ad accordare la configurazione geopolitica ai propri interessi.

Nazioni e popolazioni non sono nient'altro che pedine dei loro giochi. Milioni di persone muoiono in guerra, le infrastrutture vengono distrutte e intanto che il mondo piange, i banchieri contano le loro vittorie e pianificano i loro investimenti per la loro ricostruzione postbellica.

Dalla sua posizione di potere, in qualità di finanziatrice dei governi, l’élite dei banchieri ha perfezionato col tempo i suoi metodi di controllo. Sempre dietro le scene, tira i fili che muovono i media, i partiti politici, le agenzie di spionaggio, i mercati azionari e gli uffici governativi.

E forse la sua più grande leva di potere è il suo controllo sulle valute. Attraverso le truffe della sua banca centrale, architetta cicli di espansione e contrazione, stampa soldi a costo zero che presta ai governi con interesse. Il potere dell’élite dei banchieri è al tempo stesso assoluto e subdolo...

«Alcuni dei grandi uomini Statunitensi hanno paura di qualcosa. Sanno che esiste da qualche parte un Potere, così organizzato, subdolo, attento, interlacciato, completo, pervasivo che non permette loro di alzare la voce quando lo condannano».

[Woodrow Wilson, Presidente degli Stati Uniti]

La fine della crescita – Capitalisti contro Capitalismo

È sempre stato inevitabile che, su di un pianeta finito, vi fosse un limite alla crescita economica. L’industrializzazione ci ha permesso negli ultimi due secoli di precipitarci a capofitto verso quel limite.

La produzione è diventata più efficiente che mai, i mercati sono divenuti sempre più globali, e alla fine abbiamo raggiunto il punto in cui il paradigma di crescita perpetua non può più essere sostenuto.

A dire la verità, quel punto fu raggiunto attorno al 1970. Da lì in poi, il capitale non ha cercato la crescita attraverso un aumento della produzione quanto piuttosto estraendo maggiori rendimenti da livelli di produzione relativamente piatti. Da qui la globalizzazione, che ha spostato la produzione verso aree a bassi salari, fornendo maggior margini di profitto. Da qui la privatizzazione che trasferisce i flussi di entrate a investitori che prima si rivolgevano nazionalmente al Tesoro. Da qui, i derivati e i mercati valutari che creano l’illusione elettronica della crescita economica, senza effettivamente produrre nulla nel mondo reale.

Se uno studia il collasso delle civiltà impara che l’incapacità d’adattamento è fatale. Continuare sulla via della ricerca della crescita si presenterebbe proprio come una tale incapacità ad adattarsi. E se uno, adesso, legge le pagine della finanza, si rende conto che sono piene di profeti di sventura. Leggiamo che l’Eurozona è fallita, e che la Grecia è solo la prima vittima. Leggiamo che i pacchetti di stimolo non funzionano, la disoccupazione sta crescendo, il dollaro è in seri guai, la crescita continua a stagnare, quella immobiliare sarà la prossima bolla a scoppiare etc. È facile avere l’impressione che il capitalismo non stia riuscendo ad adattarsi e che le nostre società siano in pericolo di collassare nel caos.

Una tale impressione sarebbe in parte giusta e in parte sbagliata. Per capire veramente la reale situazione dobbiamo fare una chiara distinzione tra l’élite capitalista e il capitalismo in sé.

Il capitalismo è un sistema economico guidato dalla crescita; l’élite capitalista rappresenta coloro che hanno fatto in modo di ottenere il controllo del Mondo Occidentale mentre il capitalismo operava negli ultimi due secoli.

Il sistema capitalista ha oltrepassato la sua data di scadenza, l’élite dei banchieri ne è pienamente consapevole- e si sta adattando.

Il capitalismo è un veicolo che ha aiutato i banchieri a raggiungere il potere assoluto, ma essi non hanno verso questo sistema più lealtà di quanta ne abbiano verso un luogo o qualsiasi cosa o qualsiasi persona. Come in precedenza menzionato, pensano su una scala globale, con le nazioni e le popolazioni come pedine. Loro decidono che cosa sia la moneta e la emettono, proprio come il Banco nel gioco del Monopoli. Possono anche creare un nuovo gioco con un nuovo tipo di soldi. Da tempo hanno superato qualunque tipo di dipendenza da un particolare sistema economico per mantenere il loro potere. Il capitalismo era utile in un’era di rapida crescita. Per un’era di “non-crescita”, viene preparato un gioco diverso.

Così, al capitalismo non è stato permesso di morire di morte naturale. Prima, è stato sottoposto a un sistema “salvavita”, come precedentemente accennato, con la globalizzazione, la privatizzazione, i mercati dei derivati etc. Poi gli è stato iniettato un farmaco letale da eutanasia, in forma di derivati tossici. E quando è avvenuto il collasso pianificato, anziché salvare il capitalismo industriale, è stata salvata l’élite dei banchieri. Non si tratta tanto del fatto che le banche fossero troppo grandi per fallire, quanto piuttosto del fatto che i banchieri erano troppo politicamente potenti per fallire.

Hanno fatto ai governi un’offerta che non potevano rifiutare.

Il risultato dei “bailout” da trilioni di dollari era facilmente prevedibile, non però leggendo le pagine finanziarie dei giornali. I bilanci nazionali erano già stiracchiati e non avevano certamente riserve disponibili per finanziare i piani di salvataggio. Perciò i bailout equivalevano a nient’altro che all’accollarsi immensi nuovi debiti da parte dei governi. Per poter venire incontro agl’impegni dei “piani di salvataggio”, i soldi dovevano essere presi in prestito dalle stesse istituzioni finanziarie che ricevevano il bailout .

Con i "piani di salvataggio” i governi hanno consegnato le loro nazioni in mano ai banchieri. I governi sono ora in una perpetua schiavitù di debito verso i banchieri. Anziché essere le banche sotto amministrazione controllata, sono ora i governi ad essere sotto amministrazione controllata. Il governo e i consiglieri di Obama sono quasi tutti provenienti da Wall Street; sono alla Casa Bianca per poter seguire da vicino la loro nuova acquisizione, quella che un tempo era una nazione sovrana: gli USA. Può darsi che presto presiederanno alla sua liquidazione.

I banchieri hanno ora il controllo dei bilanci nazionali. Sono loro a dire ciò che può e ciò che non può essere finanziato. Quando si tratta di finanziare le loro guerre e la produzione di armi, non sono fissati limiti. Quando si tratta di finanziare i servizi pubblici, allora ci viene detto che i debiti devono essere tenuti sotto controllo. La situazione è stata chiaramente espressa dal capo del governo irlandese, Brian Cowan. Nella stessa settimana in cui l’Irlanda s’impegnava nel piano di salvataggio da 200 miliardi di Euro per le banche, gli è stato chiesto come mai tagliasse qualche milione di Euro dai bilanci dei servizi critici. Così ha risposto: «Mi dispiace, ma i fondi proprio non ci sono.» Certo che non ci sono! Il Tesoro è stato dato via. La dispensa è vuota.

Come possiamo immaginarci, la massima priorità per i bilanci è ripagare il debito alle banche. Proprio come tutto il terzo mondo è in schiavitù di debito verso il FMI, così oggi il mondo Occidentale è in schiavitù di debito verso le sue proprie banche centrali. La Grecia è l’avanguardia di quel che sta per succedere ovunque.

L’economia del carbonio - Controllare i consumi

In un’economia della “non crescita”, i meccanismi della produzione diventeranno relativamente statici. Anziché aziende che competono tra loro per innovare, avremo delle burocrazie di produzione. Saranno delle burocrazie semi-pubbliche e semi-private, preoccupate dei bilanci e delle quote più che della crescita, qualcosa di analogo alle linee del modello sovietico. Questo tipo di ambiente non è guidato dal bisogno di aumentare il capitale e non consente un gioco proficuo a Monopoli.

Possiamo già intravedere che sono intrapresi dei passi per spostare il modello aziendale verso il modello burocratico, attraverso un aumento dell’intervento governativo nella sfera economica. Con i piani di salvataggio di Wall Street, la forzata ristrutturazione della General Motors, il richiamo a una microgestione centralizzata nella finanza e nelle industrie, nell'assicurazione sanitaria obbligatoria, il Governo sta dicendo che il mercato viene sostituito dalle direttive governative.

Non che dobbiamo compiangere il decesso del capitalismo sfruttatore ma, prima di festeggiare, dobbiamo capire con che cosa lo stia sostituendo.

In un’epoca di capitalismo e crescita, il fulcro del gioco è sempre stato sul lato produttivo dell’economia. Il gioco puntava a controllare i mezzi di tale crescita: l’accesso al capitale. Il motore di crescita del capitalismo creava la domanda per il capitale; i banchieri controllavano l’offerta. Le tasse erano principalmente basate sul reddito, una volta ancora legato al lato di produzione dell’economia.

In un’epoca di “non crescita”, il fulcro del gioco sarà sul lato consumistico dell’economia. Il gioco punterà a controllare le necessità della vita: l’accesso agli alimenti e all’energia.

La popolazione crea la domanda per le necessità vitali; i banchieri vogliono controllarne l’offerta. Le tasse saranno basate sul consumo, principalmente di energia. Sta tutta in questo la gran paura del riscaldamento globale, con le sue tasse sul carbonio e i crediti di carbonio.

In Gran Bretagna ci sono già voci di “quote di carbonio”, come il razionamento della benzina duranti i tempi di guerra. Non è che dovrai soltanto pagare le tasse sull’energia, ma saranno le direttive governative a determinare lo stesso ammontare del tuo consumo di energia.

I “carbon credits” ti verranno assegnati e tu potrai usarli per guidare, per il riscaldamento ed occasionalmente per volare. Inoltre, in Gran Bretagna le autostrade vengono cablate per poter tener traccia di quanti km fai, tassarti proporzionalmente e penalizzarti se guidi oltre il limite stabilito.

Possiamo aspettarci che questo tipo di cose si diffondano in Occidente dato che sono gli stessi banchieri internazionali a essere al potere ovunque.

In termini di propaganda, questo controllo sul consumo viene venduto come una soluzione al riscaldamento globale e al picco nella produzione del petrolio. Questa campagna propagandistica ha avuto molto successo e si è accattivata tutto il movimento ambientalista.

A Copenhagen, i manifestanti si sono scontrati con la polizia, esibendo cartelloni a sostegno delle tasse sul carbonio e ai crediti del carbonio. Ma in verità il regime del carbonio non ha niente a che vedere con l’ambiente o la sostenibilità. Consiste interamente nel microgestire ogni aspetto delle nostre vite, così come ogni aspetto dell’economia.

Se coloro che stanno conducendo il tutto fossero genuinamente interessati alla sostenibilità, a quest’ora starebbero investendo in trasporti di massa efficienti, e starebbero convertendo l’agricoltura da metodi “petrolio-intensivi” e “acqua-intensivi” a metodi sostenibili. Al contrario, stanno imponendo i biocarburanti e ci stanno vendendo le auto elettriche, che non sono più sostenibili o carbonio-efficienti delle auto ordinarie. Infatti, il vero scopo dei biocarburanti è il genocidio.

Con i prezzi alimentari legati a quelli dell’energia, e con i terreni agricoli convertiti dalla produzione alimentare alla produzione di carburante, il risultato non può che essere un’enorme crescita della fame nel terzo mondo.

Lo spopolamento è da tempo un obiettivo dichiarato dei circoli dell’élite, e la dinastia dei Rockefeller è stata più volte implicata in progetti di eugenetica di vario tipo.

Per la seconda parte clicca qui.

Ultimo aggiornamento ( Martedì 22 Giugno 2010 13:28 )
 

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